Midterm 2026, onda blu su Congresso e Senato: scossa sui mercati ma la Storia incoraggia i listini

Una vera e propria “onda blu” per le elezioni di midterm 2026, con il Congresso e il Senato degli Stati Uniti passati sotto il controllo dei Democratici, che strappano a loro volta anche diversi Stati precedentemente a trazione repubblicana.

Non proprio una “sconfitta” per il presidente Donald Trump, ma comunque una battuta d’arresto significativa. Ora il tycoon si appresta ad affrontare la seconda metà del suo mandato con un’opposizione parlamentare in grado di condizionare fortemente, o persino bloccare, la sua agenda politica ed economica.

Sul fronte dei mercati finanziari, la situazione è leggermente in stallo, inoltre la prospettiva futura potrebbe rivelarsi meno rosea a seconda dell’effettiva dinamica che si instaurerà nei rapporti di forza tra le due Camere.

L’onda blu travolge il Congresso: per Trump inizia la stagione della trincea?

Per l’amministrazione Trump si apre una stagione particolarmente complessa. La nuova maggioranza democratica in entrambe le Camere disporrà dei poteri necessari per promuovere audizioni, avviare indagini parlamentari, richiedere documenti ufficiali e sottoporre l’operato del governo a un controllo istituzionale molto più stringente.

Nonostante questo cambio di equilibrio con le midterm 2026, il presidente mantiene ampi margini d’azione su diversi settori chiave dell’agenda. Oltre al potere di veto, Donald “Mr Veto” Trump conserva la facoltà di agire tramite ordini esecutivi in materia di dazi, strategie militari e altri ambiti normativi, sulla linea di quanto già condotto nei suoi primi due anni di governo.

Sebbene la strada sia ora più in salita dopo le midterm 2026, in un’intervista rilasciata nelle ultime ore al New York Times il presidente ha dichiarato di essere “assolutamente disposto ad accettare questi risultati“, aggiungendo che la Casa Bianca intende collaborare con i Democratici per trovare possibili intese.

Altrimenti l’amministrazione vivrà una coabitazione praticamente in trincea, con il rischio continuo di shutdown governativo, qualora non si raggiunga un accordo sulla legge di bilancio. Proprio un anno fa si era verificato il blocco delle attività governative più lungo della storia (ben 43 giorni), accompagnato da duri scontri politici sulla responsabilità della paralisi.

Insomma, un biennio caratterizzato da uno scontro frontale e in trincea non sembra così improbabile.

Midterm 2026: scossa sui tech, inizia la sfida per i mercati

Sul versante dei mercati, la reazione è stata immediata, visto che i risultati hanno coinciso con l’orario di negoziazione delle borse asiatiche. Come ampiamente anticipato da Bloomberg, l’esito elettorale ha impattato sui prezzi degli asset in tutti i comparti del listino.

In particolare su quelli tecnologici, infatti già in serata Tim Waterer, analista capo di mercato presso KCM Trade a Sydney, aveva dichiarato che una vittoria democratica al Congresso sarebbe stata probabilmente “il risultato meno auspicabile per i titoli tecnologici e le attività rischiose in senso più ampio”.

Subito dopo la diffusione dei dati, i titoli legati all’intelligenza artificiale hanno infatti registrato forti ribassi in tutta la regione asiatica. Parallelamente, i rendimenti dei titoli del Tesoro americano sono scesi (il decennale da 4,95 è ora a 4,91), trascinando al ribasso leggermente anche il valore del dollaro.

Sui mercati americani, i futures azionari hanno evidenziato una flessione iniziale prima di ridurre le perdite. Alle 19:27 a New York, i contratti sull’indice S&P 500 cedevano lo 0,3%, mentre i futures sul Nasdaq 100 perdevano lo 0,6%, azzerando i guadagni accumulati nelle ore precedenti.

Midterm 2026: la storia incoraggia i listini USA nel dopo elezioni

Malgrado l’inizio non molto scoppiettante per i mercati in questo post midterm 2026, molto probabilmente si tratta di una fase passeggera. La storia tende infatti a favorire i mercati azionari nel periodo successivo alle elezioni di medio termine: dati Morgan Stanley, a partire dal 1982, i titoli ad alta capitalizzazione hanno registrato un guadagno medio del 15% nei 6 mesi successivi per capitalizzazione di mercato, nonché una crescita del 22% nell’anno successivo.

Tra l’altro, diversi operatori vedono questo appuntamento elettorale come un potenziale evento chiarificatore per l’S&P 500, rimasto all’interno di un range di negoziazione piuttosto ristretto fin dal mese di luglio.

Non mancano ovviamente i fattori di pressione sui listini, come la traiettoria al rialzo dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e l’escalation del conflitto in Medio Oriente. Proprio su quest’ultimo fronte non emergono al momento segnali di distensione: interrogato su possibili nuove iniziative militari, il presidente non ha escluso ulteriori interventi diretti contro l’Iran.

Un’eventuale ripresa delle tensioni geopolitiche rischia di innescare rialzi sulle quotazioni del greggio, con ripercussioni dirette sui prezzi dei carburanti e sui costi di trasporto.

Midterm 2026 e i suoi effetti per i possessori di certificati

E ora la domanda: cosa aspettarsi in futuro dopo le midterm 2026? Per rispondere, facciamo nostre le parole di Mark Malek, Direttore degli Investimenti di Siebert Financial a New York: “Mi aspetto un po’ di volatilità da un giorno all’altro e anche domani, ma non credo che sia poi così folle, non è niente di insolito; il 2016 è stato peggio”.

Per investitori e possessori di certificati il rischio ora è la volatilità, data l’incertezza politica a Washington e i rischi geopolitici. Inoltre, se il cambio di maggioranza porta timori di maggiore regolamentazione su IA e mercati finanziari, i certificati aventi come sottostanti singoli titoli tecnologici americani (es. Nvidia, AMD, Microsoft) potrebbero subire oscillazioni di prezzo più marcate e avvicinarsi alle barriere di protezione.

A prescindere, meglio evitare vendite emotive durante la sessione a caldo. Nel breve termine prevarrà l’incertezza sulle manovre di bilancio e sullo shutdown. Salvo che un sottostante non sia a ridosso immediato della barriera sfavorevole, la decisione migliore è appunto attendere che il mercato metabolizzi il nuovo quadro politico.

In più, come evidenziato dai dati storici di Morgan Stanley, i 6-12 mesi successivi alle midterm vedono spesso recuperi importanti sui listini USA. Chi possiede certificati con scadenze non immediate (1-2 anni) potrebbe beneficiare di questa tendenza storica per un riassorbimento della volatilità e un ritorno sopra la pari dei prezzi.

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