Rally azionario a rischio correzione in caso di svolta obbligazionaria secondo Morgan Stanley

Il rally azionario trainato dall’intelligenza artificiale, protagonista dei mercati nelle ultime settimane, potrebbe andare incontro a una brusca frenata nel caso in cui si innescasse una svendita globale dei titoli obbligazionari.

È quanto sostiene Morgan Stanley, secondo cui l’aumento della volatilità e il rialzo dei tassi di interesse potrebbero aprire la strada a una significativa correzione dei prezzi azionari.

Rally azionario sotto pressione: il rischio di una correzione dei mercati globali

Non usa mezzi termini Mike Wilson, alla guida del team di Morgan Stantley per quanto riguarda l’odierno rally azionario. In una recente nota, l’analista ha evidenziato che, qualora il mercato obbligazionario dovesse entrare in una fase di maggiore volatilità e i tassi di interesse a lungo termine continuassero a salire, “ci aspetteremmo la prima correzione significativa dei prezzi azionari da quando i mercati hanno toccato il fondo alla fine di marzo”.

Secondo Wilson, il rialzo dei rendimenti dei Treasury e l’atteggiamento più aggressivo della Federal Reserve sono legati sia all’impennata dei prezzi del petrolio sia alla resilienza dell’economia americana. L’analista ha inoltre sottolineato che i mercati obbligazionari avranno bisogno di una soluzione stabile e duratura al conflitto con l’Iran prima di poter assistere a una discesa dei tassi di interesse.

Morgan Stanley, tuttavia, evidenzia anche un altro aspetto: gli investitori avrebbero sottovalutato la forza della crescita degli utili aziendali.Sebbene una ripresa generalizzata degli utili stia prendendo slancio, gli operatori di mercato non sono generalmente pronti ad affrontarla”, ha affermato Wilson, aggiungendo che le variabili chiave da monitorare restano i prezzi del petrolio e i tassi d’interesse, destinati a scendere rispetto ai recenti massimi.

A prescindere, gli strateghi di MS mantengono una visione rialzista a lungo termine per il mercato azionario. La scorsa settimana hanno alzato il target a 12 mesi per l’indice di riferimento statunitense a 8.300 punti, sulla scia della crescita degli utili più robusta degli ultimi vent’anni.

Petrolio, FED e geopolitica: i fattori che alimentano la stretta sui mercati

A fare da eco all’analisi di Mike Wilson sul rally azionario è anche Vincent Mortier, CIO di Amundi, che ha osservato come negli ultimi tempi il mercato azionario “ha visto un cambiamento totale di narrazioni, opinioni e posizionamento nel giro di sei settimane”. Di contro, gli investitori obbligazionari si sono concentrati sull’impennata dei prezzi di tutto, dal diesel alla benzina e al carburante per aerei, innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. “Vedremo una correzione: la domanda non è se, ma quando”, ha affermato.

Tra l’altro, mentre S&P 500 ha raggiunto una serie di massimi storici a inizio aprile, forte del rally azionario sull’IA, dal versante opposto la vendita dei titoli di Stato ha fatto salire i rendimenti dei Treasury americani ai livelli più alti da oltre un anno, con il mercato che sconta l’ipotesi che il petrolio sopra i 100 dollari al barile possa riaccendere le pressioni inflazionistiche e costringere la Federal Reserve e altre banche centrali a mantenere o aumentare i tassi.

Secondo il Financial Times, questa divergenza tra azioni e obbligazioni sta alimentando lo scetticismo di diversi grandi gestori, che mettono in dubbio la capacità dei mercati azionari di continuare a ignorare le tensioni sul reddito fisso, soprattutto se l’aumento dei costi di finanziamento dovesse mettere sotto pressione le valutazioni elevate del comparto legato all’intelligenza artificiale.

Retail protagonista del rally azionario: cambia la struttura del mercato USA

Interessante anche la trasformazione nella composizione degli investitori che stanno partecipando al recente rally azionario. Secondo i dati del trading desk di Goldman Sachs, dall’avvio della fase rialzista di metà aprile, i volumi di negoziazione degli investitori retail negli Stati Uniti sono aumentati del 28%. Nello stesso periodo, il paniere GSXURFAV, che raccoglie le azioni più popolari tra i piccoli trader, ha registrato un progresso del 29%.

Se si allarga lo sguardo al confronto storico, il cambiamento appare ancora più evidente. Un decennio fa, la quota dei volumi riconducibili al retail nel mercato azionario americano si aggirava intorno al 15%, secondo il report della banca d’affari statunitense. Oggi ha superato il 20%, in un contesto da 111.000 miliardi di dollari dominato dalle famiglie americane, che detengono, direttamente o indirettamente, la maggior parte del flottante azionario.

Stimiamo che i trader retail detengano 12.000 miliardi di dollari in asset azionari in conti di intermediazione autogestiti, pari a circa il 10% del valore complessivo del mercato azionario societario statunitense”, spiegano gli analisti in una nota.

Rally azionario, i rischi per i possessori di certificati

Il focus in questo scenario non è tanto il rally azionario in sé, quanto la possibile combinazione tra volatilità obbligazionaria, rialzo dei tassi e correzione dei listini.

Tutto ciò potrebbe essere significativo per investitori e possessori di certificati, perché andrebbe a incidere direttamente sia sulla barriera dei prodotti strutturati sia sulla loro valutazione secondaria, amplificando i movimenti rispetto all’indice sottostante.

In questo contesto, diventa cruciale monitorare con maggiore attenzione i livelli di protezione e la distanza dalle barriere, privilegiando un approccio più difensivo nella selezione dei sottostanti e valutando con cautela l’esposizione ai temi più concentrati come l’intelligenza artificiale, oggi tra i principali driver del rally ma anche tra i segmenti più sensibili a eventuali prese di profitto.

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