Dollaro in corsa tra inflazione, tassi FED e incontro Trump-Xi

Il dollaro guadagna terreno, sostenuto dall’aumento dei rendimenti dei Treasury e dall’incontro tra il presidente USA Donald Trump e l’omologo cinese, Xi Jinping. A pesare sul quadro anche le crescenti pressioni inflazionistiche legate al rialzo dei prezzi dell’energia, che alimentano le aspettative di un possibile aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno. Nonché l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente.

Dollaro in corsa tra rendimenti e inflazione: FED verso nuove strette monetarie

Il dollaro ha proseguito la sua corsa al rialzo nella giornata di venerdì, sostenuto dall’aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi, avviandosi a chiudere la settimana con il maggiore guadagno degli ultimi due mesi e oltre.

Il rafforzamento della valuta americana si è intensificato nel corso della settimana, alimentato dai segnali di tenuta dell’economia statunitense nonostante l’inflazione in risalita e il perdurare delle tensioni in Medio Oriente. “Il dollaro sta recuperando terreno grazie ai dati positivi che abbiamo visto questa settimana”, ha dichiarato Francesco Pesole, strategist valutario di ING, sottolineando come “la posizione degli Stati Uniti in uno scenario di crisi energetica potrebbe rivelarsi molto più solida rispetto a molte altre economie”.

L’attenzione degli operatori resta rivolta alla Federal Reserve: l’aumento delle pressioni inflazionistiche legate ai rincari energetici ha infatti rafforzato le aspettative di un possibile rialzo dei tassi entro l’anno. Secondo lo strumento CME FedWatch, gli investitori prezzano ora una probabilità superiore al 65% di un intervento restrittivo della FED entro dicembre, in forte crescita rispetto a meno del 20% rilevato appena una settimana prima.

Trump-Xi, dialogo stabile ma mercati freddi: lo yuan perde quota

Nel frattempo, i mercati hanno mostrato una reazione contenuta al vertice di due giorni tra  Donald Trump e Xi Jinping. Secondo diversi analisti, Pechino punta a contenere la capacità di Washington di intensificare le tensioni geopolitiche, mentre cerca al tempo stesso di rilanciare la crescita interna e ridurre la dipendenza dalle esportazioni. “Pechino sta di fatto proponendo un nuovo sistema operativo per la relazione bilaterale“, ha osservato Lizzi C. Lee, esperta di economia cinese presso l’Asia Society.

Sul mercato valutario, lo yuan onshore si è allontanato dal massimo degli ultimi tre anni contro il dollaro, complice la forza del biglietto verde, attestandosi a 6,8038 per dollaro. Anche la controparte offshore ha perso terreno, arretrando dello 0,3% a 6,8066.

Petrolio e Iran al centro dei colloqui: nuovo scenario energetico in arrivo?

Resta comunque sullo sfondo la questione iraniana, che però sembra stia portando qualcosa di produttivo, in particolare sul fronte energetico. Almeno per gli Stati Uniti: il presidente Trump ha affermato che la Cina avrebbe concordato l’acquisto di petrolio dagli Stati Uniti.

Hanno concordato di voler acquistare petrolio dagli Stati Uniti; andranno in Texas e inizieremo a inviare navi cinesi in Texas, Louisiana e Alaska“, ha dichiarato Trump in un’intervista a Fox News. Pechino, al momento, non ha ancora confermato l’intesa, ma nel frattempo i futures sul Brent e sul WTI hanno reagito con rialzi rispettivamente a 107,2 dollari (+1,5%) e 103 dollari al barile (+1,9%).

Cio non toglie, che, sebbene tutto ciò potenzierà ancora di più il biglietto verde, quanto sta accadendo “sta sostenendo il petrolio e continua ad alimentare le aspettative di tassi Fed elevati per un periodo più lungo”, ha commentato Peter Grant, vicepresidente e senior metals strategist presso Zaner Metals. “Se a questo si aggiungono i dati sull’inflazione di questa settimana, non sorprende vedere un dollaro più forte, il che sta mettendo l’oro sotto pressione”.

Dollaro tra volatilità e rialzi: scenario turbolento per i possessori di certificati

Dall’introduzione dei dazi ad oggi, il dollaro non ha fatto altro che indebolirsi e a vivere continue fasi di volatilità, con momenti di rafforzamento come quello odierno. A tal riguardo, investitori e possessori di certificati dovrebbero tenere alta la guardia.

Il rafforzamento del dollaro, insieme alle aspettative di tassi Fed più elevati e più duraturi, tende infatti a penalizzare gli asset più sensibili ai rendimenti obbligazionari e a comprimere le valutazioni di sottostanti azionari e materie prime, soprattutto nei prodotti con sottostante internazionale non coperto dal rischio cambio.

Allo stesso tempo, la discesa di alcuni asset rifugio come l’oro e le oscillazioni del petrolio possono influenzare direttamente le strutture legate alle commodity, modificando la probabilità di barriere o livelli di rimborso anticipato.

In questo contesto, per gli investitori in certificati diventa centrale la gestione del rischio tasso e cambio, oltre al monitoraggio delle soglie di protezione e delle dinamiche di autocall, che possono accelerare o ritardare i rendimenti a seconda dell’evoluzione macro.

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