Cresce l’attesa per il nuovo giudizio di Standard & Poor’s sull’Italia, atteso in serata a mercati chiusi. Dopo il miglioramento dell’outlook da stabile a positivo nell’aggiornamento dello scorso gennaio, le aspettative sono per una conferma del rating S&P a BBB+.
Italia sotto la lente del rating S&P: economia resiliente e conti in graduale miglioramento
Le attese degli operatori indicano una probabile conferma del rating S&P, dopo l’ultima revisione avvenuta lo scorso gennaio, quando l’agenzia aveva mantenuto invariato il giudizio sull’Italia a BBB+, accompagnandolo però con un miglioramento dell’outlook da “stabile” a “positivo”.
La decisione aveva confermato la revisione al rialzo già avvenuta tra ottobre e aprile 2025, quando il merito di credito del Paese era stato portato dall’originario livello BBB all’attuale fascia.
Secondo l’agenzia, la revisione dell’outlook riflette la buona tenuta dell’economia italiana, che ha mostrato resilienza nonostante il contesto internazionale incerto. In particolare, S&P ha evidenziato come il mercato del lavoro e la struttura produttiva abbiano continuato a reggere, mentre i conti con l’estero hanno beneficiato di surplus delle partite correnti, contribuendo a rafforzare la ricchezza privata e a migliorare la posizione creditrice netta del Paese.
Sul fronte dei conti pubblici, l’agenzia sottolinea che il processo di consolidamento sta procedendo in modo graduale, “con un deficit di bilancio nominale che dovrebbe scendere al di sotto del 3% del Pil nel 2026, mentre gli adeguamenti di flusso di cassa relativi al Superbonus stanno diminuendo”.
Rating Italia, un anno di upgrade: da S&P a Moody’s fino a DBRS
Nel frattempo, altre agenzie di rating hanno già aggiornato le proprie valutazioni sull’Italia. Il 24 aprile Scope ha confermato il rating a lungo termine in valuta locale ed estera e sul debito senior non garantito a BBB+/Positivo, oltre al giudizio a breve termine a S-2/Positivo. Il 17 aprile, invece, DBRS Morningstar ha mantenuto il rating a A (low) con trend stabile. Ancora prima, il 13 marzo, Fitch aveva confermato il giudizio a BBB+ con outlook stabile.
Senza contare anche gli esiti dell’anno passato. In effetti il 2025 è stato segnato da una serie di revisioni al rialzo da parte delle principali agenzie internazionali, che hanno progressivamente migliorato la percezione del rischio Paese.
Il primo intervento era arrivato proprio dalla stessa agenzia di rating S&P nell’aprile 2025, con la promozione del rating da BBB a BBB+. A maggio era stato il turno di Moody’s, che aveva migliorato l’outlook da stabile a positivo, mentre a settembre Fitch aveva alzato il giudizio da BBB a BBB+.
In autunno erano poi seguiti ulteriori aggiornamenti positivi: DBRS aveva riportato l’Italia nella fascia “A (low)”, KBRA aveva confermato un quadro stabile e Scope aveva ribadito il rating a BBB+ con outlook positivo. Infine, a novembre 2025, Moody’s ha promosso il rating del debito sovrano italiano a Baa2, dopo oltre vent’anni dall’ultima promozione.
Nel complesso, una serie di upgrade che ha rafforzato la percezione di maggiore solidità del debito italiano sui mercati, contribuendo alla riduzione dello spread e a condizioni di finanziamento più favorevoli per il Tesoro.
Rating S&P Italia, cosa cambia per i possessori di certificati
Per investitori e possessori di certificati legati al debito sovrano italiano (o indirettamente esposti all’Italia) si tratta del classico bivio.
Da una parte abbiamo l’eventuale upgrade del rating S&P (o anche una semplice revisione dell’outlook verso il positivo), che potrebbe ridurre la volatilità implicita dello spread, con riflessi positivi sulla componente obbligazionaria sottostante ai certificati e, in alcuni casi, su una minore pressione sui livelli di rendimento richiesti dal mercato.
Dall’altra, l’eventuale declassamento del rating S&P, che potrebbe tradursi in un aumento del premio per il rischio, incidendo soprattutto sui certificati strutturati su asset finanziari italiani o su componenti bancarie.
Pertanto, in caso di conferma o miglioramento del rating, conviene mantenere le posizioni già in portafoglio. In caso di sorpresa negativa, invece, meglio la prudenza, magari riducendo l’esposizione sui certificati più sensibili al rischio Italia o con sottostanti concentrati, privilegiando invece strutture più diversificate o legate a sottostanti non domestici.
