Regno Unito, inflazione di settembre sotto le attese: tassi BoE fermi ancora a lungo?

Inflazione sotto le attese nel Regno Unito per il mese di settembre 2025, che registra una crescita nulla su base mensile, rispetto al +0,3% del mese precedente. Una prospettiva ideale per un possibile taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra, o forse no?

Inflazione Regno Unito, i dati definitivi di settembre 2025

Dall’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS) arriva il dato definitivo sull’inflazione di settembre 2025, che si attesta invariato al 3,8%. Un valore leggermente inferiore alle previsioni iniziali della Banca d’Inghilterra (BoE), che all’inizio dell’anno aveva stimato un picco del 4% dell’indice dei prezzi al consumo, quasi il doppio dell’obiettivo ufficiale della banca centrale. Addirittura nell’ultimo report la BoE prevedeva che l’inflazione avrebbe visto “un leggero aumento a settembre, prima di scendere gradualmente verso l’obiettivo del 2%“.

Analizzando i dati più nel dettaglio, l’inflazione core di settembre (che esclude le componenti più volatili come cibo e carburanti) ha registrato un aumento del 3,5% su base annua, in leggero calo rispetto al 3,6% di agosto e inferiore al +3,7% previsto dal mercato. A sua volta, l’inflazione dei servizi (indicatore cruciale per la Banca d’Inghilterra) è rimasta stabile al 4,7%.

Secondo Grant Fitzner, capo economista dell’ONS, i principali fattori alla base di questo risultato riguardano “i prezzi della benzina e delle tariffe aeree, dove il calo dei prezzi è stato più contenuto rispetto allo scorso anno. Questi effetti sono stati però compensati da riduzioni nei costi di una serie di beni e servizi ricreativi e culturali, inclusi eventi dal vivo“.

Tagli ai tassi di interesse in arrivo dalla Banca d’Inghilterra?

Ora gli occhi sono tutti puntati sul prossimo incontro della Banca d’Inghilterra (BOE), dove i dati sull’inflazione giocheranno un ruolo centrale nella decisione su eventuali modifiche ai tassi di interesse, soprattutto in vista del bilancio autunnale del governo, previsto per il 26 novembre.

Va detto però che non saranno solo i dati sull’inflazione al centro dell’incontro. Già nel precedente report, il Comitato di Politica Monetaria (MPC) della Banca d’Inghilterra aveva evidenziato alcune criticità sul fronte dei dati relativi alla crescita salariale e al Prodotto Interno Lordo (PIL), arrivando alla decisione di mantenere un approccio graduale a livello di politica monetaria.

Ad oggi, alcuni economisti ritengono che la Banca Centrale potrebbe ridurre il tasso di riferimento dall’attuale 4% alla luce dei dati odierni sull’inflazione, inferiori alle aspettative, e della crescita economica debole (+0,1% nel mese di agosto). Altri, invece, prevedono il mantenimento di questo atteggiamento “cauto”, considerando che l’inflazione resta alta (quasi il doppio del 2% target) e che l’economia britannica mostra segnali comunque contrastanti. Lo stesso George Brown, economista senior di Schroders, è dell’idea che la Banca d’Inghilterra “manterrà i tassi invariati fino alla fine del 2026”, non escludendo tra l’altro un possibile rialzo.

Rebus sui tassi di interesse: lo scenario per i possessori di certificate

La Bank of England sembra dunque avviarsi verso una fase di pausa nei tagli dei tassi, adottando praticamente la stessa linea della prudenza vista con la Banca Centrale Europea. Tra l’altro il mese scorso la BoE aveva fatto sapere della sua intenzione di rallentare il programma di Quantitative Tightening, ovvero la progressiva riduzione dei Gilt, i titoli di Stato detenuti in portafoglio.

In pratica si prospetta uno scenario non proprio gradevole per chi detiene certificate legati ai tassi di interesse o all’inflazione, e anche per chi detiene certificati legati a tassi d’interesse o a titoli di stato. Per i primi, la prospettiva di tassi stabili per un periodo prolungato, insieme a un’inflazione core e dei servizi ancora ben al di sopra del target del 2%, potrebbe limitare il potenziale di rendimento dei propri prodotti indicizzati all’inflazione.

Chi invece detiene certificate legati a tassi variabili potrebbe ritrovarsi con cedole più stabili nel breve periodo, anche in virtù del rallentamento del programma di riduzione del bilancio della BoE. Di contro, chi possiede certificate a tassi crescenti potrebbe vedere limitato il potenziale di incremento dei rendimenti futuri, almeno fino a un eventuale cambio di rotta nella politica monetaria della banca centrale.

Show Comments (3) Hide Comments (3)
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. […] sull’inflazione: l’ultimo report dell’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS) ha confermato l’inflazione di settembre al 3,8%, un dato leggermente inferiore alle previsioni della Banca d’Inghilterra (BoE), che a inizio […]

  2. […] seduta, il Comitato di Politica Monetaria (MPC) della Bank of England ha replicato la decisione di settembre, mantenendo invariato il tasso di riferimento al 4,0%. E con una votazione alquanto equilibrata: […]

  3. […] per via dell’inflazione ancora troppo alta, oppure procedere a un cut. Ricordiamo che, nell’ultima riunione, la Banca ha deciso di mantenere i tassi al 4%, proseguendo la pausa iniziata dopo l’ultimo […]