Sulla scia della Federal Reserve, anche la Bank of England sceglie la via della prudenza e lascia i tassi d’interesse invariati. La decisione arriva dal Comitato di Politica Monetaria che, al termine della riunione conclusasi il 29 luglio 2026, si è espresso con una maggioranza di sei voti contro tre per mantenere il Bank Rate al 3,75% (la minoranza era per un rialzo di 25 punti percentuali).
Una decisione in cui inflazione e volatilità da guerra hanno fatto da bilanciere, e che comunque ha comportato qualche conseguenza sul fronte valutario e obbligazionario.
Bank of England, i tassi di interesse rimangono al 3,75%
Anche in questa seduta, le due parole chiave sono inflazione e guerra. Nel suo comunicato ufficiale, la Bank of England ha sottolineato che l’impatto complessivo sull’economia britannica “resta incerto“, anche per via dell’andamento degli ultimi eventi relativi alla guerra in Medio Oriente, con i prezzi del greggio e dell’energia raffinata “rimasti volatili e più elevati rispetto al periodo pre-conflitto“.
Proprio per il fatto che la politica monetaria non può influenzare i prezzi dell’energia, BoE ha rimarcato l’obiettivo primario dell’istituto: “garantire che l’aggiustamento economico avvenga in un modo che raggiunga in maniera sostenibile il target del 2%“.
Target ancora non raggiunto, visto che l’inflazione CPI è scesa al 2,6% a giugno, il minimo degli ultimi quindici mesi. Tra l’altro c’è il timore che l’indice aumenti “più avanti nell’anno con il proseguire del trasferimento degli effetti dei maggiori prezzi energetici“. Nelle previsioni aggiornate, ora la Bank of England stima un’inflazione al 3,2% entro la fine dell’anno, la stessa percentuale di novembre 2025.
La persistenza di costi energetici elevati aumenta infatti il rischio di effetti di secondo impatto su prezzi e salari, sebbene al momento si vedano poche evidenze in questo senso e prevalgano chiari segnali di disinflazione sottostante.
Nel complesso, il Comitato giudica che i rischi per le prospettive di inflazione siano orientati al rialzo rispetto alle proiezioni del Monetary Policy Report di luglio, precisando che le decisioni future sui tassi dipenderanno “da come si evolveranno le evidenze, le prospettive di inflazione e i rischi attorno a queste prospettive“.
Bank of England: sterlina spicca il volo ma scendono i rendimenti dei Gilt
Le reazioni non si sono fatte attendere sui mercati valutari e obbligazionari. La sterlina britannica ha mostrato una notevole forza, guadagnando poco più dell’1,3% nel breve termine sul dollaro statunitense e portandosi a circa 1,35, da un livello precedente di 1,337. La valuta si è rafforzata anche sull’euro, salendo a quota 0,86 dagli 0,85 registrati prima dell’annuncio.
Si sta delineando una dinamica interessante: mentre negli Stati Uniti si ridimensionano le attese su una FED aggressiva, le spaccature interne alla Bank of England lasciano aperta la strada a una linea più restrittiva.
Gli operatori di mercato scommettono infatti su possibili rialzi dei tassi nell’ultimo trimestre del 2026 e nel 2027, in controtendenza rispetto alla maggioranza degli economisti interpellati da Reuters, che ritiene invece che la banca centrale riuscirà a evitare ulteriori stretta.
Intanto, sul fronte dei titoli di Stato britannici, il rendimento del decennale è sceso di 4 punti base al 4,992%, mentre il biennale, più sensibile alle attese sui tassi, ha esteso la sua flessione perdendo 12 punti base e attestandosi al 4,338%, segnando il calo giornaliero più marcato degli ultimi due mesi.
Tassi BoE e rally della sterlina: cosa cambia adesso per i possessori di certificati
Tassi ufficiali fermi ma potenzialmente destinati a salire, rendimenti obbligazionari in calo nel breve e sterlina in rafforzamento. Insomma, quello lasciato dalla Bank of England è uno scenario interessante per investitori e possessori di certificati.
Per chi ha in portafoglio certificati su azioni o indici britannici senza protezione dal cambio, intanto il rialzo della sterlina gioca a favore, ma la prospettiva di tassi ancora alti potrebbe mantenere alta la volatilità sui listini azionari di Londra.
La cosa migliore da fare adesso è controllare la struttura dei propri certificati; e analizzate la distanza dei prezzi dalle barriere di protezione, dato che uno scenario d’inflazione vischiosa può generare scossoni improvvisi.
Per chi invece sta valutando nuovi posizionamenti, ha senso orientarsi verso certificati con barriere molto profonde o strutture a capitale protetto, così da incassare i rendimenti interessanti offerti dal contesto dei tassi attuali mettendosi al riparo da eventuali correzioni dei mercati azionari.


