Mercati e bolla IA, in arrivo una correzione sulle valutazioni? L’analisi della BCE

Con molta probabilità ci troviamo alla vigilia di una correzione delle valutazioni sul mercato azionario statunitense, e in parte anche su quello europeo, in particolare quelle spinte dal grande entusiasmo attorno all’intelligenza artificiale, o meglio dalla bolla IA.

Lo sostengono cinque economisti della Banca centrale europea in un intervento sul blog ufficiale dell’istituto, sottolineando come un ritracciamento di questo tipo finirebbe per riflettersi negativamente anche sui mercati dell’Eurozona.

Valutazioni da record in USA ed Eurozona: siamo a rischio di bolla IA?

Secondo l’analisi firmata da Malin Andersson, Johannes Breckenfelder, Stefano Corradin, Kalin Nikolov e Maria Antonietta Viola, gli indicatori sul mercato azionario americano (come il rapporto CAPE) viaggiano oggi vicino ai massimi storici.

Anche le quotazioni europee sono salite, per quanto in misura più contenuta. In entrambi i casi, a spingere le quotazioni è la scommessa degli investitori su un’intelligenza artificiale in grado di plasmare l’economia e generare profitti record.

Un entusiasmo che però lascia spazio a più di un dubbio. E a qualche domanda: i prezzi attuali riflettono una stima razionale sull’impatto di questa tecnologia, oppure siamo di fronte al remake della bolla delle dot-com a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila?

Più probabilmente a una possibile correzione di mercato di questa bolla IA.

Incertezza ed euforia: i due meccanismi che spingono il mercato

Gli stessi autori avallano l’ipotesi con due letture complementari dei cicli di boom e crollo che hanno accompagnato le rivoluzioni tecnologiche ( l’arrivo dell’elettricità negli anni Venti, la nascita di Internet negli anni Novanta).

La prima lettura è quella razionale. Nelle fasi iniziali di una nuova tecnologia, la forte incertezza sulla sua reale produttività crea un “valore d’opzione” (option value) che spinge verso l’alto le quotazioni delle aziende che la adottano per prime (pensiamo al caso di NVIDIA, il cui valore è aumentato di circa venti volte dal 2022 a oggi).

Con il passare del tempo, questo valore tende spontaneamente a ridimensionarsi. Tuttavia, i prezzi possono scendere anche se la tecnologia ha successo. Se l’adozione parte come un esperimento su piccola scala e fallisce, il danno resta limitato alla singola azienda e il resto del sistema economico non ne risente. Ma quando l’adozione diventa di massa, “la stessa incertezza diventa a livello economico. Se poi qualcosa va storto con quella tecnologia, l’intera economia ne soffre“, dicono gli autori.

Il secondo punto di vista è legato alla psicologia degli investitori e alle loro dinamiche comportamentali. L’eccesso di ottimismo porta spesso a comprare a prezzi che staccano completamente i fondamentali delle società. Quando questa fiducia esagerata comincia a venire meno, “i prezzi possono scendere ancora più bruscamente che nello scenario razionale“.

In entrambi i casi, il destino sembra tracciato: a una fase di forte espansione segue sempre una correzione o un ritracciamento dai massimi.

Come l’Eurozona rischia di subire il contraccolpo della bolla IA

Un calo improvviso delle borse dovuto dalla bolla IA esplosa avrebbe ripercussioni serie anche per l’Eurozona, principalmente lungo due direttrici: l’esposizione diretta degli investitori europei ai colossi tecnologici americani (i cosiddetti “Magnifici Sette“) e il livello di euforia riflesso sui mercati locali.

I dati della BCE indicano che gran parte di questa esposizione non avviene tramite l’acquisto diretto di singole azioni, ma attraverso fondi comuni ed ETF. Le famiglie europee, che negli ultimi anni hanno spostato risorse crescenti verso gli ETF a basso costo, accumulano circa 440 miliardi di euro di esposizione al comparto tech statunitense, spesso senza una piena consapevolezza dei rischi legati alla concentrazione del capitale. Posizioni rilevanti sono inoltre detenute da compagnie assicurative e fondi pensione.

Proprio questa struttura basata sui fondi rischia di trasformarsi in una cassa di risonanza per la crisi. In presenza di un forte ribasso, i fondi si troverebbero costretti a vendere asset per liquidare le richieste di riscatto dei risparmiatori: prima i titoli più liquidi, poi quelli meno liquidi, alimentando così una spirale discesa. Ed è per questa ragione che la BCE parla espressamente di un rischio per la stabilità finanziaria globale.

Lo scenario più grave non è la correzione del capitale proprio da sola, ma una correzione che coincide con una più ampia instabilità del mercato che i politici non possono facilmente calmare: a differenza dell’episodio delle dot-com, il punto di partenza di oggi lascia decisamente meno spazio per tagliare i tassi di interesse o utilizzare la politica fiscale per attutire le ricadute“, dicono gli autori.

Va comunque detto che l’impatto sull’Eurozona non sarà identico a quello statunitense. I listini europei vedono una presenza prevalente di società legate alla “vecchia economia”, meno toccate dall’euforia per l’intelligenza artificiale, e questo limita la portata dei possibili ribassi interni. “D’altro canto, l’area Euro e i mercati azionari statunitensi sono stati storicamente molto correlati, il che significa che una correzione statunitense non lascerà inalterata l’Eurozona“.

Bolla IA e gli effetti nell’Eurozona: i rischi per i possessori di certificati

Davanti a scenari del genere, investitori e possessori di certificati farebbero bene a mantenere alta l’attenzone, visto come molti certificati oggi giorno hanno come sottostante proprio i titoli del comparto tech o indici azionari ad alta concentrazione tecnologica.

Bene dunque verificare quali certificati contengono titoli legati alla bolla IA o al settore tech statunitense, controllando la distanza percentuale residua dalle relative barriere. E valutare l’eventuale riposizionamento su strutture più conservative, ad esempio prodotti con barriere al 40% o 50% del valore iniziale, oppure dotate di protezione del capitale a scadenza o meccanismi low barrier.

Ma soprattutto evitare vendite dettate dal panico: se le barriere sono ben distanti e la struttura prevede una scadenza non immediata, vendere nel corso di una correzione temporanea significa cristallizzare una perdita potenziale.

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