Niente da fare sul fronte del debito comune europeo: il Governo tedesco si oppone ancora una volta alla proposta di condividere il debito a livello continentale, accantonando così l’idea di Emmanuel Macron di rafforzare l’integrazione europea attraverso bond comuni.
In aggiunta, la Germania ha esercitato il veto sull’ipotesi di fusione tra Unicredit e Commerzbank, mettendo forse definitivamente a rischio le ambizioni del colosso italiano di acquisire la banca tedesca.
Eurobond, il governo tedesco dice no: ecco perché
In un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblicata domenica, il Ministro delle Finanze del Governo tedesco, Lars Klingbeil, ha confermato che la Germania non intende modificare la propria posizione sul debito comune europeo. Secondo il capo delle finanze, il Paese sostiene pienamente il Cancelliere Friedrich Merz nell’opposizione alle recenti richieste di prestiti congiunti. “Attualmente ci sono fondi sufficienti disponibili“, ha affermato Klingbeil. “Non vedo alcuna necessità che il governo cambi la sua posizione in questo momento. L’attenzione ora è rivolta a una maggiore efficienza e rapidità“.
Si chiude così la possibilità di emettere Eurobond congiunti, idea rilanciata di recente dal Presidente francese Emmanuel Macron in vista del vertice dei leader del 12 febbraio, dedicato alla scarsa competitività dell’Unione Europea. In tale occasione, l’inquilino dell’Eliseo aveva invitato i partner europei a fare fronte comune, puntando non solo sulla semplificazione del mercato unico e sulla diversificazione dei partner commerciali, ma anche su investimenti strategici, basati sia sullo stock di risparmi sia su una “capacità di debito comune per le spese future”.
Appunto, gli Eurobond: un’idea che però è stata subito cestinata da Berlino. Già qualche giorno dopo il rilancio, il Cancelliere Merz aveva respinto l’idea, definendola incompatibile con la Costituzione tedesca. “Non lo voglio. Ma anche se lo volessi, non potrei farlo, perché la Corte costituzionale federale ha posto limiti molto chiari al governo in questo ambito“.
Nonostante il muro tedesco contro gli Eurobond, Klingbeil ha notato che il dibattito comincia a muoversi. L’Amministratore Delegato di Deutsche Bank AG, Christian Sewing, e il Presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, hanno infatti espresso segnali di apertura verso il debito congiunto, suggerendo che la discussione sull’integrazione finanziaria europea potrebbe non essere ancora del tutto chiusa.
Commerzbank, per il Governo tedesco la banca resta indipendente
Sempre durante l’intervista al FAZ, il Ministro Klingbeil ha ribadito il pieno sostegno del Governo tedesco all’indipendenza di Commerzbank AG, definendo “ostili” le mosse di UniCredit SpA. “Siamo impegnati a garantire l’indipendenza di Commerzbank e la sosteniamo in questa impresa“, ha dichiarato. “C’è sempre la possibilità di un’acquisizione ostile. La respingiamo. Siamo fermamente convinti che la strategia di Commerzbank debba rimanere improntata all’indipendenza“.
A meno di clamorose inversioni di rotta, sembrerebbe dunque la fine per il caso UniCredit–Commerzbank una vicenda iniziata a settembre con l’ingresso di UniCredit in Commerzbank attraverso l’acquisizione iniziale del 4,5% del capitale dallo Stato tedesco; quota che, a forza di successive acquisizioni, è arrivata al 26% attuale, con la possibilità di salire fino al 29,9%, limite massimo consentito dalla BCE e dalla legge tedesca sulle OPA.
Un’operazione che, fino a quel momento, non aveva incontrato opposizione da parte dell’esecutivo di Commerzbank. Nei mesi scorsi, la CEO Bettina Orlopp aveva mostrato apertura a eventuali offerte, precisando però le condizioni: “Su UniCredit non è cambiato nulla. Abbiamo sempre detto che, qualora arrivasse un’offerta, la valuteremmo senza pregiudizi. Non c’è alcuna offerta e, da quanto interpretato dalle ultime notizie, al momento non è nemmeno da aspettarsela. Se in futuro dovesse emergere la necessità di discutere, siamo pronti”.
No del Governo tedesco a Eurobond e Unicredit-Commerz: cosa significa per i possessori di certificati
Il doppio “no” del Governo tedesco agli Eurobond e all’operazione UniCredit–Commerzbank, potrebbe in realtà non essere un male per investitori e possessori di certificati.
Come già sottolineato allora, l’emissione di Eurobond secondo la proposta di Macron avrebbe rappresentato una novità rispetto ai tradizionali titoli di Stato nazionali: da un lato, avrebbe offerto una maggiore sicurezza percepita grazie alla garanzia collettiva dell’UE; dall’altro, avrebbe creato strumenti finanziari legati alla crescita dei settori chiave dell’economia europea — digitale, green, difesa e intelligenza artificiale.
In sostanza, la proposta avrebbe potuto creare opportunità di rendimento più elevate, ma anche nuova volatilità politica e di mercato: garantire la solidità del debito comune non sarebbe stato semplice in un contesto europeo ancora frammentato, con differenze marcate nel rapporto debito/PIL tra i Paesi membri — dal 62% della Germania al 150% della Grecia. Invece, senza questo debito comune, lo slancio potenziale sui mercati obbligazionari verrebbe meno, riducendo l’impatto positivo sui certificati legati ai bond sovrani, ma al contempo limitando i rischi legati alla volatilità.
Per quanto riguarda l’operazione UniCredit–Commerzbank, la conferma dell’indipendenza di Commerzbank e il veto tedesco sulla scalata ostile ridurranno le incertezze legate a operazioni straordinarie, pertanto i certificati legati ai due titoli non subiranno shock da fusioni o acquisizioni. Allo stesso tempo, però, non potranno beneficiare di eventuali sinergie o rialzi derivanti da una strategia di consolidamento.
In sostanza, il quadro per gli investitori risulta più stabile e prevedibile, con volatilità limitata, ma opportunità di guadagno straordinario ridotte, sia sul fronte obbligazionario sia su quello azionario collegato ai singoli istituti.

