PIL Italia, crescita fragile tra industria volatile e spiragli di ripresa nel 2026

Le prospettive per l’economia italiana nel 2026 restano sotto il chiaroscuro, tra fattori di rallentamento e leve di crescita in grado di modificare rapidamente l’andamento del PIL Italia. Lo sottolinea l’ultimo report del Centro Studi Confindustria, secondo cui, pur senza una vera stagnazione a fine 2025, la crescita industriale rimane volatile e lenta, penalizzata dal dollaro debole e da consumi ancora fragili, anche se non priva di note positive, come il possibile calo del prezzo dell’energia grazie al decreto bollette varato dal Governo, o la ripresa del credito alle imprese.

PIL Italia: +0,3% a fine 2025, tra industria volatile e settori in crescita

Secondo l’ultima Congiuntura Flash di Confindustria, il Paese entra nel 2026 portandosi appresso un PIL Italia del 4° trimestre 2025 pari a +0,3%, in linea con il dato dell’Eurozona (+0,3%).

Nonostante il sostegno degli investimenti del PNRR, la crescita del PIL Italia fatica a consolidarsi, con un’industria in Italia ancora volatile: a dicembre la produzione industriale è calata dello 0,4% dopo il +1,5% di novembre, mentre il trimestre chiude positivo a +0,9%. “C’è una risalita, ma fragile”, osserva Confindustria, “perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole“.

C’è da dire però che il numero di settori industriali in crescita è salito a 9 su 22 nel 2025, rispetto ai 4 del 2024, grazie al passaggio da negativo a positivo di 6 comparti, tra cui i macchinari (+0,04%), mentre solo 1 settore è passato da positivo a negativo (la carta, -0,1%). Tuttavia, la crescita stabile resta limitata: solo 3 settori hanno performato positivamente sia nel 2024 sia nel 2025, mentre 12 comparti hanno registrato cali in entrambi gli anni.

Tra i comparti in difficoltà spiccano automotive, che ha chiuso a -10,3%, penalizzato da prezzi in aumento, incertezze normative e maggiori importazioni; e la moda, con il tessile-abbigliamento-pelli che registra un calo del -5,5%, frenato da export debole e fiducia delle famiglie ancora bassa in un contesto di crescita contenuta.

In controtendenza il settore farmaceutico, che cresce del +3,8%, sostenuto da un aumento record dell’export (+28,5% annuo), con un surplus estero di 11,4 miliardi, trainato soprattutto dagli USA (+54%) per l’accumulo di scorte. Anche la metallurgia chiude l’anno in progresso (+4,0%), grazie al canale export, nonostante i dazi statunitensi su acciaio e alluminio.

Segnali positivi da decreto bollette, credito e investimenti

Per il futuro della crescita PIL Italia non mancano segnali positivi: il costo dell’energia, pur ancora elevato (petrolio a 71 dollari al barile e gas a 33 euro/MWh), potrebbe ridursi grazie al decreto Bollette, che “può contenere significativamente i costi per famiglie e imprese, se approvato dalla Commissione Europea”.

Inoltre si segnala la ripartenza del credito alle imprese, sebbene il costo del finanziamento abbia invertito la discesa, attestandosi a 3,58% a dicembre dopo il 3,38% di settembre.

Buone notizie anche dagli investimenti: gli indicatori congiunturali segnalano una tendenza favorevole in impianti e macchinari, mentre a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere, soprattutto nella componente legata ai beni strumentali.

Italia, nel 2026 possibile crescita moderata (ma occhio a ostacoli e spinte)

Nel complesso, dunque, alcuni indicatori congiunturali di gennaio – ancora preliminari e non certificati dall’Istat – mostrano comunque un lieve miglioramento. Secondo Confindustria, per il 2026, l’aggregato della manifattura italiana dovrebbe registrare una moderata crescita, tornando in territorio positivo dopo tre anni consecutivi di calo.

In pratica, un recupero parziale dei livelli persi negli ultimi anni, con alcuni settori che potrebbero interrompere la perdita di produzione, mentre altri registrerebbero ulteriori aumenti. “Non abbastanza, in alcuni casi, per colmare le perdite recenti”, sottolinea Confindustria, “ma almeno l’inizio di un sentiero positivo”.

Sarà decisiva la capacità del comparto industriale – e più in generale dell’economia – di gestire i fattori di ostacolo (l’energia ancora costosa, il dollaro debole, i dazi e il rallentamento dell’export) e di spinta (tassi di interesse più bassi rispetto al 2023, la ripartenza del credito alle imprese e la dinamica favorevole degli investimenti).

PIL Italia e crescita nel 2026: sfide e opportunità per i possessori di certificati

Alla luce di quanto evidenziato dal Centro Studi Confindustria, l’economia si inserisce in uno scenario di crescita PIL Italia moderata ma ancora fragile, con un comparto industriale volatile e marcate differenze tra settori. Un contesto che nel 2026 richiederà maggiore cautela da parte di investitori e possessori di certificati, soprattutto per chi è esposto a comparti più deboli come automotive e moda: export in rallentamento, dollaro meno favorevole e incertezza sui dazi possono infatti amplificare la volatilità dei titoli ciclici e aumentare il rischio di movimenti bruschi dei sottostanti.

Prospettive relativamente più stabili potrebbero invece arrivare dai settori che mostrano segnali di tenuta o crescita – come farmaceutica e metallurgia – oltre che dalla dinamica positiva degli investimenti in macchinari. In un quadro di recupero graduale, anche se solo parziale, della manifattura, i certificati con orizzonte medio-lungo potrebbero beneficiare di una progressiva normalizzazione delle quotazioni.

Determinante resta anche il contesto finanziario: la ripartenza del credito e tassi inferiori rispetto ai picchi del 2023 costituiscono un sostegno, mentre la stabilizzazione dello spread contribuisce a contenere la volatilità sistemica. Restano però sullo sfondo fattori di rischio come energia ancora elevata, consumi deboli e incertezza globale, elementi che potrebbero riaccendere rapidamente le tensioni sui mercati.

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