Golden power, casi in aumento nel 2025: minaccia o routine per le operazioni M&A?

Torna prepotentemente al centro del dibattito economico il golden power dopo le recenti mosse del Governo nell’ambito del tentativo di scalata di UniCredit a Banco BPM, un’operazione che è stata poi sospesa proprio attraverso il ricorso a questo strumento speciale.

Un istituto che negli ultimi quattro anni è stato impiegato con una frequenza sempre maggiore, un dettaglio che di primo acchito potrebbe sembrare un freno per le società con piani di fusione o acquisizione particolarmente ambiziosi. Ma è davvero così?

Golden Power e l’impennata delle notifiche da Palazzo Chigi: i dati del 2025

Sempre più schematico il ricorso al golden power da parte del Governo in carica. Stanto a quanto riportato nella Relazione Annuale sull’attività della Commissione Golden Power, solo nel 2025 sono giunte alla presidenza del Consiglio dei ministri ben 1.081 segnalazioni da parte delle imprese, divise tra 903 notifiche ufficiali e 178 prenotifiche.

Si tratta di un incremento significativo, pari al 37% rispetto all’anno precedente, ma d’altronde una tendenza al rialzo era già emersa nel 2024: una crescita di quasi il 15%, secondo quanto registrato dall’allora relazione annuale.

Entrando nel dettaglio dei comparti, il 28,3% delle notifiche dell’ultimo anno ha riguardato il settore della Difesa e dell’Ordine Pubblico, seguito a ruota dall’energia con il 9%. A poca distanza troviamo i comparti Salute e Sanità con il 7,9%, il trattamento dei dati al 7,7% e l’Agroalimentare con il 7,5%.

Come si sono chiusi i procedimenti di golden power

Nota interessante sulla conclusione di queste operazioni di golden power nel 2025. Sempre il report precisa che nel 49% dei casi presi in esame dal comitato interministeriale le operazioni sono state ritenute del tutto estranee all’ambito di applicazione della norma.

Per un altro 46% si è scelto di non esercitare alcun potere speciale. Il veto o la prescrizione vera e propria sono scattati quindi solo nel restante 5% delle situazioni.

In termini pratici, l’Esecutivo è intervenuto su 46 dossier: in 29 occasioni ha imposto condizioni o prescrizioni precise, mentre in altri 15 casi ha approvato con prescrizioni. L’opposizione totale, ossia il blocco definitivo dell’operazione, si è verificata soltanto in due procedimenti.

Davvero il golden power impatta sulle operazioni M&A?

Pur di salvaguardare “gli assetti delle imprese operanti in settori ritenuti strategici e di interesse nazionale“, per usare le parole del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Governo non si fa scrupoli a a porre il veto o a dettare impegni stringenti o, come già accaduto ad esempio quando Euronext ha acquisito Piazza Affari nel 2020.

A lungo si è pensato che una presenza così ingombrante potesse scoraggiare le fusioni e le acquisizioni, a causa dei tempi burocratici e dell’incertezza sulle regole.

E invece, secondo una recente indagine della Banca d’Italia sull’impatto del golden power nel settore privato non finanziario, da quando il meccanismo fu introdotto nel 2012 non si sono registrati variazioni rilevanti nell’operatività del mercato.

Semmai qualcosa è successo dopo il 2020, con l’estensione della normativa. Nel biennio 2021-2022 si è assistito a una contrazione importante delle operazioni nei settori toccati dai poteri speciali, con un calo stimato di circa 350 transazioni, concentrate per lo più nel comparto manifatturiero.

Tuttavia, questo freno si è progressivamente riassorbito a partire dal 2023. Gli investitori hanno preso le contromisure e hanno imparato a conoscere i criteri applicativi della Commissione, riducendo sia l’incertezza residua sia i costi operativi stimati prima dell’operazione.

Golden power in azione? Cosa devono fare allora i possessori di certificati

Il problema del golden power per investitori e possessori di certificati è più sul fronte della volatilità che su altri fattori. Quando il mercato scommette su un’operazione straordinaria, il prezzo del titolo sale, il che porta con sé pure il valore del certificato. Se l’intervento statale blocca l’operazione, impone condizioni rigide o allunga notevolmente i tempi di approvazione, il titolo sottostante può subire forti correzioni al ribasso o rimanere congelato per mesi in una fase di lateralità.

Proprio per gestire questo scenario, chi possiede questi strumenti dovrebbe prima di tutto verificare l’eventuale presenza di clausole legate a eventi societari straordinari nei regolamenti dei propri certificati. In secondo luogo, è utile monitorare le scadenze e la distanza dai livelli barriera: se l’incertezza sul golden power fa scendere il titolo, la barriera di protezione potrebbe avvicinarsi pericolosamente.

Infine, quando si percepisce che un titolo sottostante è finito nel mirino della Golden Power Commission, valutare una presa di beneficio anticipata o la sostituzione del certificato con prodotti su settori meno regolamentati può aiutare a proteggere il capitale dai colpi di coda della politica industriale.

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