Ricchezza e risparmi delle famiglie italiane supera i 6.400 miliardi: il report di Unimpresa

Aumentano sempre di più i risparmi e la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane, superando la soglia dei 6.400 miliardi di euro alla fine del primo trimestre del 2026.

A dirlo è la recente analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo cui l’incremento è stato sostenuto soprattutto da azioni e partecipazioni, fondi comuni, strumenti assicurativi, titoli obbligazionari e liquidità sui conti correnti.

A riprova dell’interesse sempre più crescente da parte delle famiglie italiane per i prodotti finanziari.

Unimpresa: il patrimonio finanziario degli italiani cresce di 286 miliardi in un anno

Secondo quanto emerge dal report di Unimpresa, il totale delle attività finanziarie detenute dai risparmiatori del nostro Paese si è attestato a 6.409,5 miliardi di euro, in netto aumento rispetto ai 6.123,5 miliardi registrati nello stesso periodo del 2025.

Si tratta di un incremento complessivo di ben 286 miliardi di euro nell’arco di dodici mesi, che corrisponde a una crescita percentuale del 4,67%.

E a sua volta di un segnale positivo per il Paese, a conferma della solidità dei risparmi italiani: pur in un contesto internazionale caratterizzato da diverse incertezze, le famiglie sono riuscite a preservare e a valorizzare il proprio patrimonio.

A sostenere questo clima di fiducia sul fronte dei risparmi italiani ha contribuito anche la stabilità dell’attuale esecutivo, che si avvia a diventare il più longevo della storia repubblicana, permettendo ai risparmiatori di mantenere un solido equilibrio tra la liquidità necessaria, le coperture assicurative e gli investimenti sui mercati.

Più mercati e meno depositi: come cambiano le scelte di investimento degli italiani

Parallelamente alla crescita del patrimonio complessivo, l’analisi di Unimpresa sul risparmi italiano evidenzia una graduale trasformazione nella composizione dei portafogli. I risparmiatori italiani stanno dimostrando un interesse sempre maggiore verso gli strumenti finanziari e gli investimenti a medio-lungo termine con esposizione ai mercati.

La voce di gran lunga più rilevante resta infatti quella rappresentata da azioni e partecipazioni. Questa componente è passata da 1.895 miliardi a 2.034,9 miliardi di euro, mettendo a segno un balzo di 139,9 miliardi (+7,38%). Attenzione, però: l’aggregato comprende non solo azioni quotate, ma anche partecipazioni non quotate nelle società.

In un sistema produttivo caratterizzato da un’ampia presenza di imprese familiari, una parte rilevante della ricchezza delle famiglie coincide con la proprietà delle aziende“, precisa Unimpresa, sottolineando come azioni e partecipazioni arrivino a coprire il 31,75% dell’intera ricchezza finanziaria nazionale, contro il 30,95% dell’anno precedente.

Un apporto significativo alla crescita della ricchezza arriva poi dai fondi comuni di investimento, aumentati di 51,1 miliardi di euro (da 837,4 a 888,5 miliardi, con un progresso del 6,10%). Nel dettaglio, i fondi di diritto italiano sono saliti di 23,5 miliardi raggiungendo quota 282,5 miliardi, mentre quelli di diritto estero sono cresciuti di 27,6 miliardi, portandosi a 606 miliardi.

In aumento anche il settore delle polizze e degli strumenti assicurativi, che segna un +4,34% (pari a 48,5 miliardi in più), passando da 1.118,8 a 1.167,4 miliardi di euro.

Infine, la liquidità mantenuta sui conti correnti registra un incremento di 39,5 miliardi (+3,49%), salendo da 1.129,6 a 1.169 miliardi di euro. Pur crescendo in valore assoluto, il peso percentuale dei conti correnti sul totale della ricchezza complessiva mostra una lieve flessione, muovendosi dal 18,45% al 18,24%.

Risparmi italiani: volano i BTP nel primo trimestre 2026

Merita un discorso approfondito la dinamica relativa ai titoli obbligazionari, la cui consistenza totale sui risparmi italiani è salita a 506,6 miliardi di euro rispetto ai 475,8 miliardi del primo trimestre 2025, registrando un incremento complessivo di 30,8 miliardi (+6,48%).

Il motore principale di questa espansione è stato il comparto dei titoli di Stato (BOT, BTP e altri titoli pubblici), cresciuto dell’11,05% (+32,3 miliardi) fino a toccare quota 324,8 miliardi di euro rispetto ai 292,5 miliardi precedenti. Questo forte interesse è stato favorito anche dal collocamento di nuove emissioni rivolte al pubblico retail, prima tra tutte quella del BTP Italia Sì.

Segno positivo anche per le obbligazioni bancarie, passate da 52,8 a 60,2 miliardi di euro (+7,5 miliardi, con un rialzo del 14,18%), e per i titoli emessi da soggetti esteri, che salgono da 109,2 a 112,8 miliardi (+3,6 miliardi, pari al +3,30%).

Al contrario, si registra una decisa contrazione per le obbligazioni societarie emesse da imprese italiane, il cui valore è crollato del 59,12% (da 21,3 a 8,7 miliardi di euro, ossia 12,6 miliardi in meno).

Mostrano un andamento calante anche i depositi bancari diversi dai conti correnti, scesi di 9,2 miliardi (-2,11%, da 438,2 a 429 miliardi), e i titoli a breve termine, diminuiti di 3,1 miliardi (-9,52%, da 32,5 a 29,4 miliardi). In flessione infine gli altri conti attivi, che registrano un calo di 12,6 miliardi (-7,11%), passando da 177,2 a 164,6 miliardi di euro.

La solidità dei risparmi in Italia è centrale per i possessori di certificati

I dati di Unimpresa sull’andamento dei risparmi degli italiani possono essere un valido spunto per investitori e possessori di certificati, sia nel caso della ricerca di nuove opportunità che per l’individuazione di forme di adeguamento ai vari scossoni del mercato (che di questi tempi non mancano).

Con mercati azionari che hanno spinto al rialzo la ricchezza complessiva, investitori e possessori di certificati farebbero bene a controllare la distanza dalle barriere di protezione dei propri certificate. Se i sottostanti hanno guadagnato terreno, le barriere si sono allontanate, riducendo il rischio di perdita del capitale e aumentando le probabilità di stacco delle cedole o di rimborso anticipato (autocall).

A sua volta, data la ricerca di rendimento che sta drenando risorse dai depositi vincolati, i certificate con cedola periodica potrebbero risultare un’ottima alternativa per generare un flusso di cassa costante. Chi ha liquidità residua sul conto corrente può valutare il reinvestimento dei certificati giunti a scadenza o richiamati anticipatamente verso nuove emissioni con strutture adeguate ai tassi attuali.

A prescindere, è consigliato fare prima un check-up completo del proprio portafoglio di certificati, oltre che verificare il livello attuale dei sottostanti rispetto allo strike iniziale, analizzare le date di osservazione per eventuali rimborsi anticipati e diversificare gli emittenti per mitigare il rischio di credito.

Comments are closed