Il Treasury bond a 10 anni si mantiene stabile sulla soglia psicologica del 4%: dopo una settimana di forti ribassi, i titoli di Stato decennali interrompono la discesa, sostenuti sia dagli sviluppi del recente incontro del Comitato FOMC della FED, che dovrà decidere il prossimo orientamento dei tassi tra un mese, sia dagli ultimi dati macroeconomici sul mercato del lavoro.
Treasury a 10 anni resta sopra il 4%: alti e bassi per il bond decennali
Il bond a 10 anni non accenna a scendere: nell’ultima seduta il rendimento dei titoli del Tesoro decennali ha registrato un calo di meno di un punto base, attestandosi al 4,075%. Sopra quota 4% da quasi due anni, il titolo principale della famiglia dei Treasury appare ormai lontano dai livelli storicamente bassi: fino all’inizio del 2022 i rendimenti erano sotto il 2%, per poi salire al 3% in meno di sei mesi, superare la soglia del 4% verso fine anno e consolidarsi ampiamente sopra tale livello nel corso del 2023.
Un andamento determinato da fattori interni (Covid e iperinflazione) ed esterni (tensioni geopolitiche), che hanno spinto gli Stati Uniti a sostenere iniziative economiche e militari ricorrendo a un indebitamento crescente. Il risultato è un debito pubblico che, passato dai 30 mila miliardi di dollari del 2022, ora viaggia oltre i 38 mila miliardi attuali. E con la prospettiva, per l’amministrazione Trump, di dover provvedere al rifinanziamento sul mercato di 9,6 mila miliardi di dollari di debito in scadenza, i rendimenti restano estremamente volatili: negli ultimi due mesi, il tasso è oscillato dallo 4,01% di fine novembre al 4,24% del 26 febbraio 2026, per poi scendere nelle ultime due settimane a 4,05%.
Il calo sarebbe proseguito anche nei giorni successivi, se non fosse stato per gli ultimi verbali del Comitato Monetario della FED, che hanno rimescolato le carte e riaperto il dibattito sull’evoluzione futura dei tassi e dei rendimenti dei Treasury statunitensi.
Verbali FED: emerge l’ipotesi di un rialzo dei tassi
Dietro lo stop (momentaneo) alla discesa dei rendimenti dei bond decennali vi sono in particolare le indicazioni emerse dai verbali dell’ultima riunione della FED, diffusi mercoledì sera, caratterizzati da toni meno dovish, e più hawkish. A colpire è stato soprattutto il linguaggio più equilibrato tra i banchieri centrali di Washington riguardo al futuro dei tassi, con alcuni membri che hanno persino suggerito la possibilità di un aumento “se l’inflazione dovesse restare sopra l’obiettivo“.
Si prospetta così uno scenario di rialzo simile a quello ipotizzato per i tassi della BoE, anche se al momento il Fed Watch non segnala alcuna probabilità concreta di un aumento. Anzi, le proiezioni per i prossimi mesi mostrano una crescita della probabilità di nuovi tagli verso fine anno.
Per Jim Reid, strategist di Deutsche Bank, considerazioni simili sono “ancora lontane da una richiesta attiva di aumento dei tassi“, sebbene queste dichiarazioni rafforzino la percezione che la maggioranza del FOMC non abbia fretta di procedere a ulteriori riduzioni.
Treasury, non solo FED: dati su lavoro e manifattura trainano il mercato
A influenzare l’andamento recente dei mercati non sono stati solo i verbali del FOMC, ma anche i dati economici sul lavoro, migliori del previsto, che confermano la solidità dell’economia statunitense.
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione per la settimana terminata il 14 febbraio si sono attestate a 206.000, secondo quanto comunicato giovedì dal Dipartimento del Lavoro. Il dato è inferiore alle 223.000 stimate dagli economisti intervistati dal Dow Jones e di 23.000 unità in meno rispetto al livello rivisto della settimana precedente, suggerendo un mercato del lavoro sorprendentemente stabile.
“Sembra che ci troviamo in un contesto di basse assunzioni e bassi licenziamenti, ha commentato Chris Zaccarelli, Chief Investment Officer di Northlight Asset Management, “il che è insolito, ma dimostra anche che l’economia non sta precipitando”. Anche l’indice manifatturiero della Federal Reserve di Filadelfia ha sorpreso positivamente, salendo a 16,3, il livello più alto da settembre e ben al di sopra delle previsioni del Dow Jones, fissate a 10,0.
Treasury e tassi FED: come si evolverà la situazione per i possessori di certificati
E ora la domanda che interessa molti investitori e possessori di certificati: come si muoveranno i tassi FED e i rendimenti dei Treasury? Guardando ai dati sul lavoro, secondo Mauro Valle, responsabile del reddito fisso di Generali AM, la situazione è stabile: “il mercato del lavoro non mostra un indebolimento chiaro e la fase di consolidamento non è ancora certa“. In questo scenario di base, Valle ritiene che i tassi decennali USA continueranno a oscillare nell’attuale intervallo, “anche se un movimento sotto il 4% non può essere escluso“.
Per i possessori di certificati legati ai Treasury, questa situazione comporta alcune implicazioni pratiche. Rendimenti stabili intorno al 4% favoriscono la prevedibilità dei flussi e potrebbero mantenere interessanti i certificati a tasso fisso o con barriera condizionata. Tuttavia, eventuali cali sotto il 4% potrebbero aumentare il prezzo dei certificati già emessi, creando opportunità di plusvalenze per chi volesse liquidare. Al contrario, movimenti verso l’alto dei tassi, seppur graduali, comporterebbero una riduzione del valore di mercato dei certificati a tasso fisso.
Per quanto riguarda i tassi FED, Mark Haefele, responsabile degli investimenti di UBS Global WM, sostiene che la Banca centrale americana “ha ancora margine per proseguire il suo ciclo di allentamento e potrebbe tagliare i tassi due volte entro fine settembre“. Per chi ha certificati legati ai tassi FED, alla stregua di quanto visto con i bond, eventuali tagli (se confermati) potrebbero abbassare i rendimenti dei nuovi titoli di Stato, aumentando il valore di mercato dei certificati esistenti e creando opportunità di plusvalenze per chi volesse liquidare. Al contrario, eventuali rialzi dei tassi impatterebbero negativamente sul prezzo dei certificati già emessi.

