Scende l’euro nelle quotazioni monetarie, e non solo per via delle crescenti pressioni sul debito sovrano europeo.
Secondo Goldman Sachs, a pesare notevolmente sono stati anche l’ampiezza dell’allargamento degli spread e soprattutto il contagio partito dai titoli di Stato francesi, i cosiddetti OAT, per poi estendersi agli altri mercati obbligazionari dell’Eurozona.
Perché l’euro si sta indebolendo secondo Goldman Sachs
Fino a poco tempo fa la moneta unica aveva retto abbastanza bene a fattori quali il rialzo dei prezzi energetici e l’aumento del costo del debito.
Ora però la situazione è cambiata e la valuta comincia a cedere: nelle ultime settimane rispetto al dollaro è passato da 1,16 a 1,12, mentre nei confronti della sterlina il cambio è salito da 0,87 a 0,85.
A detta però della banca d’affari, non è tanto la questione del debito a mettere sotto pressione la valuta europea. Anzi, l’euro reagisce in modo molto più marcato quando l’allargamento degli spread diventa generalizzato. Come è accaduto il 1° ottobre, momento in cui le tensioni si sono estese dagli OAT ai titoli dei Paesi periferici, facendo accelerare il deprezzamento dell’euro.
Pertanto, il rischio di nuove tensioni resta alto nel breve termine. Eppure, secondo Goldman Sachs, la pressione sull’euro legata al credito è ormai vicina al limite.
Perché? Perché l’allargamento dei rendimenti degli OAT è andato oltre quanto giustificato dai fondamentali (tipo le presidenziali francesi, che sono a più di sei mesi di distanza), senza contare che gli altri Paesi europei presentano traiettorie fiscali migliori. A sua volta, per il fatto che il contagio è dipeso in buona parte da fattori tecnici e dalla chiusura di posizioni. E anche perché la crescita europea rimane resiliente, con banche più capitalizzate e BCE più armata contro la frammentazione.
Il futuro dunque non è così tetro. Per Goldman Sachs, è anzi probabile un parziale recupero dell’euro nelle prossime settimane, anche contro il dollaro. Tutto però dipenderà da come si muoverà la Banca Centrale Europea: un ridimensionamento duraturo delle attese di rialzo da parte della BCE potrebbe frenare la ripresa della moneta unica.
Spread sotto pressione ma non per molto a detta di Goldman Sachs
Spostando l’analisi sul lato più strettamente obbligazionario, Goldman Sachs ha riferito che, nonostante i rialzi dei tassi della BCE e un quadro di crescita più debole per l’area euro, gli spread sovrani a breve termine dovrebbero rimanere contenuti nelle prossime settimane.
Per la banca, lo shock in corso è di entità minore, con un impatto sulla crescita e sull’inflazione dell’area euro nettamente inferiore rispetto a quello registrato nel 2022.
Addirittura, gli esperti indicano spread più contenuti per il futuro: quello a 10 anni BTP-Bund a 85 punti base entro fine anno, l’OAT-Bund in Francia a 75 punti base e i Bonos-Bund in Spagna a 55 punti base.
Anche se rimangono rischi persistenti per la crescita dell’area euro e la convinzione che “le elezioni del 2027 porteranno a un aumento del rischio politico“, gli analisti di Goldman Sachs sono dell’idea “che sia troppo presto perché questi fattori abbiano un impatto materiale sugli spread”.
Nel frattempo il debito continua a crescere. Il debito totale dell’Unione Europea è salito a quasi 800 miliardi di euro, a fronte di meno di 100 miliardi nel 2019. Le emissioni lorde previste per il 2026 dovrebbero raggiungere circa 180 miliardi di euro, di cui ben 80 miliardi concentrati nella seconda metà dell’anno.
Euro e bond europei alla lente di Goldman Sachs: cosa cambia per i possessori di certificati
Sono tutte dinamiche, quelle analizzate da Goldman Sachs, che investitori e possessori di certificati devono valutare con attenzione.
Se i certificati sono legati all’andamento del cambio euro/dollaro o di panieri azionari esposti a valute estere, la volatilità della moneta unica può alterare la protezione del capitale o i meccanismi di rimborso condizionato, specie se sono presenti barriere protettive vicine ai livelli attuali.
Analogamente, i certificati che dipendono dall’andamento dei titoli di Stato europei o dei tassi di interesse risentono direttamente dell’allargamento degli spread e delle oscillazioni dei rendimenti obbligazionari.
Detto ciò, meglio per ora evitare decisioni affrettate dettate dai movimenti di breve termine. Conviene anzi valutare se il proprio portafoglio sia eccessivamente concentrato su titoli o mercati particolarmente sensibili al rischio politico europeo, come quello francese o periferico. E altrimenti cercare di riequilibrare l’esposizione al rischio, magari con opzioni switch su altri certificati.


