Si rafforza il settore manifatturiero dell’Eurozona, che registra nell’ultima indagine HCOB PMI Eurozona di S&P Global la prestazione più forte in quasi quattro anni, con tanto di previsioni di crescita nella produzione per il prossimo anno. Tuttavia, emergono anche segnali di pressioni sui prezzi in aumento, legate all’accelerazione dei costi dei beni.
Una dinamica, quella del PMI Eurozona, che si riflette nelle tre principali economie di Eurolandia – Germania, Francia e Italia -, tutte caratterizzate comunque da un quadro complessivamente ottimista che lascia le aziende fiduciose sul trend per l’anno in corso.
PMI Eurozona, produzione in aumento e fiducia ai massimi dal 2022
Secondo l’ultima indagine HCOB PMI Eurozona, a febbraio il settore manifatturiero di Eurolandia ha segnato la performance più solida degli ultimi quasi quattro anni. L’indice è salito a 50,8 punti, in aumento rispetto ai 49,5 di gennaio, tornando così sopra la soglia dei 50 che separa contrazione ed espansione. A trainare il miglioramento è stato il nuovo incremento dei nuovi ordini, che ha sostenuto una vigorosa ripresa della produzione industriale.
Anche le aspettative sulla produzione per il prossimo anno si sono rafforzate, con le aziende manifatturiere di Eurolandia che hanno riportato a febbraio “un maggiore ottimismo riguardo alle prospettive di crescita del prossimo anno, con la fiducia delle imprese che infatti è salita al massimo degli ultimi quattro anni“, si legge nel report.
Parallelamente, però, emergono nuovi segnali di tensione sul fronte dei prezzi. L’inflazione dei costi dei beni ha accelerato per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il valore più alto in oltre tre anni. Di riflesso, anche i prezzi di vendita applicati dalle aziende manifatturiere sono aumentati, con un’intensità che non si registrava da marzo 2023.
PMI Eurozona: la situazione di Germania, Francia e Italia
Rispetto alla precedente analisi, i dati nazionali di Germania, Francia e Italia mostrano qui un quadro articolato, che va oltre il semplice miglioramento del dato PMI Eurozona.
In Germania, l’indice è tornato in territorio di espansione per la prima volta in oltre tre anni e mezzo, salendo a 50,9 a febbraio rispetto ai 49,1 di gennaio. A sostenere il rimbalzo sono stati soprattutto l’aumento più marcato della produzione e dei nuovi ordini. Anche le aspettative delle imprese hanno continuato a rafforzarsi, raggiungendo il livello più alto da febbraio 2022. Sul fronte dei costi, tuttavia, si registrano tensioni significative: l’inflazione dei prezzi di input ha toccato il massimo in oltre tre anni, con i prezzi all’ingresso in fabbrica che sono tornati ad aumentare per la prima volta in quattro mesi, seppur in misura contenuta.
Diverso l’andamento in Francia, dove l’indice è sceso a 50,1 a febbraio dal massimo degli ultimi 43 mesi di 51,2 registrato a gennaio. La produzione manifatturiera ha comunque continuato a crescere, segnando un nuovo incremento nei primi mesi del 2026. Tuttavia, la produzione è stata ampliata “in assenza di una crescita dei nuovi ordini, portando ad un aumento delle scorte di prodotti finiti“. Anche qui le pressioni inflazionistiche si sono intensificate: il rincaro di metalli e prodotti in metallo ha spinto verso l’alto i costi di input, inducendo le imprese ad aumentare i prezzi di vendita nella misura più ampia dell’ultimo anno e mezzo. Nonostante ciò, le solide pipeline di vendita e le attese favorevoli sulla domanda hanno sostenuto un clima di fiducia per i prossimi dodici mesi.
Quanto all’Italia, il comparto manifatturiero è uscito dalla fase di contrazione, passando da 48,1 di gennaio a 50,6 a febbraio, superando per la prima volta in tre mesi la soglia di 50. Un miglioramento che riflette una rinnovata crescita sia della produzione sia del portafoglio ordini complessivo. Le prospettive per i prossimi dodici mesi appaiono decisamente più promettenti, con il livello di fiducia ai massimi in quasi cinque anni. Restano però forti pressioni sui costi, “che hanno ridotto la creazione di posti di lavoro e continuato a scoraggiare l’acquisto di beni“. Allo stesso tempo, il rafforzamento della domanda ha spinto le aziende ad adottare politiche di prezzo più aggressive sul fronte delle vendite.
PMI Eurozona in ripresa moderata: quali sono le aspettative per i possessori di certificati
In sintesi, il quadro che emerge è quello di una ripresa diffusa del PMI Eurozona, con la Germania che torna in espansione per la prima volta in tre anni e mezzo, registrando il ritmo di crescita più sostenuto tra le principali economie dell’area.
Per il PMI Eurozona però non stiamo parlando di un picco di crescita, ma di una ripresa moderata. A sottolinearlo è Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank, che commentando i dati PMI parla di una ripartenza “derivante tra le altre cose da un basso livello di attività”, inserita in un contesto ancora segnato da sfide strutturali persistenti, come gli elevati costi dell’energia, la concorrenza cinese e i dazi statunitensi.
Sul fronte dei prezzi, la pressione resta evidente. “Gli incrementi dei prezzi dei beni hanno subito un’accelerazione per quattro mesi consecutivi, riportando a febbraio persino un netto aumento”, osserva l’economista. Diverse aziende coinvolte nell’indagine hanno segnalato rincari dell’energia e dei metalli, oltre all’impatto del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio entrato in vigore all’inizio dell’anno. “Le aziende sono riuscite a trasferire parte di questi aumenti di costo ai loro clienti, ma è probabile che i loro margini abbiano comunque sofferto“. Nel complesso, tuttavia, prevale una visione costruttiva: secondo de la Rubia, le aziende manifatturiere si mostrano “piuttosto ottimiste sulla loro capacità di vendere più beni nei mesi futuri”, con aspettative produttive nuovamente in crescita rispetto al mese precedente.
Insomma, una buona notizia per investitori e possessori di certificati con sottostanti legati al comparto industriale dell’Eurozona – in particolare indici o blue chip di Germania, Francia e Italia. Da un lato, il ritorno dell’indice PMI Eurozona sopra la soglia dei 50 punti e il rafforzamento delle aspettative produttive migliorano il contesto macro per i titoli ciclici: una manifattura in espansione tende infatti a sostenere ricavi e visibilità sugli utili, elemento che può favorire la stabilità o il recupero delle quotazioni.

