Si avvicina la riunione di giugno della Federal Reserve, la prima guidata dal nuovo presidente, Kevin Warsh, entrato in carica a metà maggio al posto di Jerome Powell. E come sempre sul tavolo restano soprattutto le aspettative sui tassi FED d’interesse, non delle migliori se si ambisce al taglio.
Lo conferma anche Goldman Sachs, secondo cui la Federal potrebbe rinviare al 2027 gli ultimi due tagli dei tassi, nonostante un mercato del lavoro USA continui a mostrarsi particolarmente resiliente.
Fed, Goldman Sachs rinvia i tagli dei tassi al 2027
In precedenza, la banca d’affari statunitense stimava una riduzione del costo del denaro già a dicembre 2026 e successivamente a marzo 2027. Nell’ultimo report, a cura dell’economista David Mericle, si prevede ora che la Federal Reserve procederà con gli ultimi due tagli dei tassi FED solamente a giugno e dicembre del 2027.
Alla base della revisione ci sarebbero diversi fattori che, secondo l’economista, continueranno a sostenere le pressioni inflazionistiche ancora a lungo. Tra questi figurano gli effetti dei dazi commerciali, il rialzo dei prezzi energetici collegato alle tensioni geopolitiche e alla guerra, oltre alle distorsioni legate alla crescente domanda di intelligenza artificiale.
Mericle ha spiegato che, a suo avviso, “la strada più naturale” per il FOMC sarà quella di attendere che questi elementi si attenuino prima di procedere con ulteriori tagli ai tassi FED. Solo allora, l’inflazione PCE core potrà avvicinarsi stabilmente all’obiettivo del 2%.
Secondo le stime dell’economista, l’effetto combinato di dazi, rincari energetici e domanda legata all’IA manterrà l’inflazione core sopra il 3% per tutto il 2026, prima di una graduale discesa verso il target nel corso del 2027.
Ciononostante, Goldman Sachs ritiene che il contesto inflazionistico di fondo appaia comunque meno aggressivo rispetto al passato: la crescita salariale si colloca circa mezzo punto percentuale sotto il livello compatibile con un’inflazione stabile al 2%, mentre il mercato immobiliare starebbe inviando segnali più favorevoli. “Di conseguenza, continuiamo ad aspettarci che l’inflazione scenda a circa il 2% nel 2027, a meno di ulteriori shock dal lato dell’offerta“.
Tassi FED, mercato del lavoro troppo forte
A rafforzare l’idea di una FED meno incline ad agire rapidamente sui tassi è soprattutto la tenuta del mercato del lavoro statunitense. Secondo Mericle, infatti, l’economia americana continua a mostrare una dinamica occupazionale più robusta delle attese, riducendo così la necessità di interventi immediati da parte della banca centrale.
La revisione segue infatti una serie di dati positivi sul mercato del lavoro, con Goldman Sachs che sottolinea come la crescita tendenziale dell’occupazione abbia registrato un’accelerazione significativa negli ultimi mesi. Mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe salire solo moderatamente al 4,4% nel corso dell’anno: si tratta di una previsione inferiore rispetto alla precedente stima del 4,6%.
Per l’economista, un livello di disoccupazione di questo tipo “non è sufficiente a creare un senso di urgenza” tale da spingere la banca verso ulteriori tagli dei tassi FED nel breve termine.
FED più aggressiva del previsto? Goldman Sachs alza le probabilità di nuovi rialzi dei tassi
Pur restando uno scenario considerato poco probabile, Goldman Sachs ritiene che un eventuale rialzo dei tassi sia oggi leggermente più plausibile rispetto alle valutazioni precedenti. Mericle attribuisce infatti una probabilità del 20% a questa ipotesi, contro il 10% indicato in precedenza.
L’analista osserva inoltre che i toni utilizzati dai membri della FED si sono fatti più restrittivi nelle ultime settimane. Allo stesso tempo, la solidità dei dati macroeconomici e dell’occupazione riduce il rischio che un eventuale irrigidimento della politica monetaria possa trasformarsi in un errore.
Goldman Sachs ha comunque confermato la propria previsione di un tasso terminale compreso tra il 3% e il 3,25%. Tuttavia, Mericle non esclude che una pausa prolungata possa convincere i funzionari della Federal Reserve che i tassi attuali siano già sufficientemente restrittivi, aprendo così la strada anche a uno scenario di stabilità prolungata.
Tassi FED: le prospettive per i possessori di certificati
Se lo scenario di tassi elevati promosso da Goldman Sachs dovesse realizzarsi, per investitori e possessori di certificati potrebbe essere un’occasione per ottenere qualche beneficio. Ad esempio, nel caso di certificati on componenti obbligazionarie o capitale protetto sarebbe possibile continuare a beneficiare di rendimenti più interessanti grazie ai tassi ancora alti, mentre nel caso di prodotti più esposti alla volatilità azionaria si rimarrebbe sensibili ai movimenti della FEDed e ai timori sull’inflazione.
A tal riguardo, diventa fondamentale monitorare con attenzione le scadenze, le barriere e la qualità dei sottostanti, privilegiando eventualmente strutture più difensive e ben diversificate, soprattutto in questa fase, in cui la banca centrale statunitense appare orientata a mantenere una linea prudente e restrittiva ancora a lungo.


