Complessa e rilevante. Con queste due parole Morningstar DBRS in un’analisi dedicata, ha definito la seconda fase del consolidamento del settore bancario italiano, mentre ancora imperversa il risiko bancario che vede al centro il Monte dei Paschi di Siena e le più recenti iniziative di Banco BPM (con un’ipotesi di fusione paritaria) e di Intesa Sanpaolo (con una possibile OPA totalitaria).
Una fase in cui le protagoniste (banche ma non solo) potrebbero ottenere grandi vantaggi, in primis l’istituto di Ca’ de Sass.
Banco BPM e Intesa Sanpaolo su MPS: le due mosse che scuotono il sistema
Piccolo sunto delle due vicende. Pomeriggio di domenica 7 giugno: il CdA di Banco BPM avanza a MPS una proposta per avviare colloqui finalizzati a una possibile fusione alla pari, con l’obiettivo di dare vita a un gruppo con una capitalizzazione di mercato superiore a 50 miliardi di euro.
Tra la sera di domenica e la mattina di lunedì 8 giugno: il board di Intesa Sanpaolo annuncia un’OPA totalitaria per l’istituto senese dal valore complessivo di 30,6 miliardi di euro, supportata da un accordo con Unipol Assicurazioni (principale azionista di BPER) per la potenziale cessione di circa 635 filiali MPS e del marchio storico, al fine di affrontare le potenziali problematiche Antitrust.
Per Morngingstar, queste iniziative segnano l’ingresso in una seconda fase di consolidamento del sistema bancario italiano, successiva a una prima ondata che ha visto operazioni come l’acquisizione di Anima da parte di Banco BPM, la fusione di Banca Popolare di Sondrio in BPER Banca e l’operazione che ha portato MPS a rilevare Mediobanca, diventando anche azionista significativo di Generali.
Un contesto definito dalla stessa Morningstar “complesso e rilevante”, alla luce del numero elevato di soggetti coinvolti, direttamente e indirettamente. E anche dei potenziali benefici che potrebbero ricavare le protagoniste di questo nuovo capitolo del risiko bancario.
Intesa, Unipol e BPER: i vincitori potenziali del consolidamento bancario
In particolare, Morningstar DBRS vede ricadute complessivamente positive più per Intesa Sanpaolo, Unipol e BPER.
In un altro recente report, la società rating sottolinea come l’eventuale operazione su MPS rappresenterebbe per Intesa Sanpaolo “un modo di acquisire ulteriore dimensione e rafforzare la sua già solida posizione sul mercato interno, consolidata nel 2020 con l’acquisizione di UBI Banca“.
Tra l’altro, in caso di successo dell’operazione, il gruppo risultante si collocherebbe come seconda banca dell’Eurozona per capitalizzazione, subito dopo Banco Santander, oltre a confermarsi il principale istituto bancario italiano per dimensione.
Ma oltre all’istituto nordico, Morningstar DBRS vede benefici anche per Unipol, visto che l’operazione rafforza le sue capacità di distribuzione bancassicurazione e consolida ulteriormente la sua già solida posizione di mercato in Italia sia nel ramo Danni che in quello Vita.
L’operazione dovrebbe inoltre migliorare la redditività complessiva e la diversificazione del gruppo, grazie a un contributo più rilevante delle attività bancarie, mantenendo al contempo un solido coefficiente Solvency II pro-forma, superiore al 200%.
Infine, c’è del buono anche per BPER. Stando all’agenzia, la transazione potrebbe essere strategicamente significativa per l’istituto di credito modenese, “in quanto la combinazione con il perimetro MPS scorporato creerebbe un istituto bancario italiano di maggiori dimensioni, secondo a livello nazionale in termini di finanziamenti diretti, prestiti alla clientela e numero di filiali“.
Il risiko bancario non è deciso: cosa devono fare i possessori di certificati in questa fase di consolidamento
A prescindere, nulla è ancora definitivo. Sul piano procedurale, l’agenzia sottolinea che qualsiasi operazione tra Banco BPM e MPS richiederebbe comunque la disponibilità di Siena “a impegnarsi e raggiungere un accordo sui termini definitivi, nonché le necessarie approvazioni normative e legali“. Inoltre, a seguito dell’offerta formale di Intesa Sanpaolo, la capacità di MPS di perseguire una transazione alternativa “potrebbe essere soggetta alle limitazioni applicabili durante un’offerta pubblica in corso“.
Pertanto, investitori e possessori di certificati hanno tempo per valutare le prossime mosse, anche perché c’è da aspettarsi una fase di maggiore volatilità e incertezza temporanea, tipica delle operazioni straordinarie ancora non definite. Per chi detiene certificati, questo si traduce in possibili variazioni rapide di prezzo, con effetti sia positivi sia negativi a seconda della struttura del prodotto (barriere, airbag, memoria delle cedole).
Proprio per questo, più che tentare di “anticipare” l’esito delle operazioni, conviene semmai monitorare attentamente soglie e barriere e valutare la resilienza del prodotto a scenari alternativi (fusione riuscita, offerta concorrente, o rinuncia all’operazione).
In linea generale, in fasi come questa diventa centrale la gestione del rischio legato a eventi straordinari: in particolare le OPA possono comportare delisting del sottostante, rimodulazione dei basket o, nei casi peggiori, chiusura anticipata del certificato con rimborso legato al prezzo di mercato in quel momento.
