Mercato fiorente per i green bond, con le obbligazioni verdi che nei primi nove mesi del 2026 hanno toccato la quota record di 507,6 miliardi di dollari.
A certificarlo sono i dati diffusi da LSEG, che evidenziano un incremento del 29% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, segnando il miglior avvio di sempre nei primi nove mesi per questa categoria di strumenti.
Green bond a quota 507 miliardi e finanza sostenibile in forte ascesa
Entrando nel dettaglio dei dati LSEG, il volume complessivo delle obbligazioni verdi ha registrato un aumento del 2% su base annua in termini di numero di emissioni, rappresentando il 7,3% dell’intera attività sui mercati globali dei capitali di debito (DCM) nei primi tre quarti del 2026.
Sul fronte puramente quantitativo delle emissioni, sono stati collocati sul mercato 1.164 green bond nei primi nove mesi dell’anno, pari a un +13% rispetto all’anno precedente e al volume più elevato mai registrato in un arco temporale di nove mesi.
Se si allarga lo sguardo all’intero comparto della finanza sostenibile (che comprende anche i social bond, i sustainability bond e i sustainability-linked bond), i volumi complessivi hanno raggiunto i 781 miliardi di dollari.
Si tratta di un balzo dell’11% rispetto ai livelli del 2025, che configura questo periodo come il più dinamico dal 2021.
L’Europa guida la transizione verde e l’Italia risponde con il boom dei BTP Green
A livello geografico, gli emittenti europei si confermano il punto di riferimento assoluto per la finanza sostenibile, coprendo il 57% del mercato nei primi nove mesi del 2026, ampiamente davanti all’area Asia-Pacifico (25%) e alle Americhe (13%).
Non è un caso questo primato: la stessa Com missione Europea ha voluto puntare forte sui green bond, infatti a inizio anno ha scelto di emettere nuovi EU-Bonds per finanziare i grandi programmi strategici comunitari, dal NextGenerationEU al sostegno all’Ucraina, fino ai capitoli dedicati alla sicurezza e alla difesa.
Stando ai dati della Commissione, tra il 1° gennaio e il 7 ottobre 2026 sono stati emessi European Green Bond per 39 miliardi di euro, superando nettamente i 21 miliardi registrati nell’intero 2025.
Anche l’Italia non è da meno sulle obbligazioni verdi. Basti solo guardare le nuove emissioni di BTP Green. A settembre il Tesoro ha collocato questo nuovo titolo di Stato verde per un valore di 8 miliardi di euro, con scadenza fissata al 30 ottobre 2038 e una cedola annua del 4,40%.
L’operazione ha fatto registrare un vero e proprio boom di richieste, raccogliendo ordini per oltre 110 miliardi di euro, pari a più di 13 volte l’ammontare offerto.
Stati Uniti, Cina e India concentrano il 76% dell’azionario sostenibile globale
La concentrazione geografica rimane marcata anche sui mercati azionari sostenibili: Stati Uniti, Cina e India rappresentano nel loro complesso il 76% dell’intera attività nei primi nove mesi del 2026.
Sul fronte delle operazioni di finanza straordinaria, le fusioni e acquisizioni (M&A) che hanno coinvolto aziende impegnate nella sostenibilità hanno totalizzato 119,3 miliardi di dollari nei primi nove mesi del 2026, segnando una flessione del 14% rispetto al 2025 e toccando i minimi degli ultimi due anni.
Di segno opposto l’andamento dei mercati dei capitali azionari (ECM) per le società sostenibili, che con 17,8 miliardi di dollari registrano una crescita del 17% rispetto all’anno precedente, toccando il livello massimo degli ultimi tre anni.
Per quanto riguarda le classifiche degli intermediari, JP Morgan si è piazzata al primo posto tra i bookrunner per le offerte azionarie sostenibili, seguita da Goldman Sachs, CITIC, Morgan Stanley e China International Capital.
Green bond, un’opportunità per i possessori di certificiati?
Il forte afflusso di capitali istituzionali e l’enorme domanda registrata dai titoli di Stato verdi confermano che la finanza sostenibile rappresenta ormai un pilastro stabile del sistema finanziario globale, e non più una nicchia speculativa.
Perché dunque non investirci? Investitori e possessori di certificati dovrebbero infatti prendere in considerazione strumenti collegati a panieri azionari tematici, indici ESG o sottostanti legati alla transizione energetica, visto che questo contesto offre una maggiore resilienza strutturale.
Consigliamo comunque di non abbassare la guardia, e verificare con attenzione se le azioni o i panieri inseriti nel proprio certificate beneficino realmente dei flussi di capitale istituzionale o se siano esposti a settori con valutazioni troppo volatili.
Ma non solo. È bene tenere conto anche del regime dei redditi diversi tipico dei certificati: può tornare utile per compensare eventuali minusvalenze pregresse, specialmente in un momento in cui le alternative obbligazionarie di Stato offrono rendimenti cedolari fissi competitivi, come il 4,40% del BTP Green.
